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Post Office

Andare in posta oggi, è un po’ come andare al reparto salumeria del supermercato. Si prende lo scontrino con il numero e si aspetta il turno. L’unica differenza è che se ci si trova nel supermercato si può, nell’attesa, andare a zonzo tra i vari reparti e riempire il carrello di gingillerie dall’alta utilità marginale: che ne so, un colapasta, una confezione di tappi di sughero, o meglio ancora un tacchetto fermaporta.

Ma se si è in posta tutto ciò non è possibile.

L’ufficio postale è la quintessenza dello spirito italiano, il figlio legittimo della contraddizione.
Prendi il tuo scontrino e aspetti che sul display compaia il numero del fortunato sorteggiato.
Un po’ come a “ok il prezzo è giusto” ma senza musica e senza voce di presentazione.

Una volta ritirato il pezzo di carta, entri nel vero gioco psicologico, catapultato in una nuova realtà fatta di correntisti e impiegati dal volto inespressivo.

 

Entri e hai un solo obiettivo, un unico imperativo: pagare nel più breve tempo possibile.
Non ci sono regole, non si guarda in faccia nessuno. Si scruta il pavimento cercando di trovare qualche scontrino che ti possa far avanzare nella coda, ma i più sfacciati, vedendo te che pensi bene di uscire per fumare una sigaretta per ingannare l’attesa, ti seguono chiedendoti:

 

- mi daresti il tuo scontrino? -


Non ho mai visto tanto accanimento nel voler pagare qualcosa.
Sarebbero capaci di uccidere per quel fottuto numero.

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