Sono stufo del Milionario, dei piccoli Einstein di Genius, del Migliore, a tratti anche dell’Eredità. Sono stufo di questi quiz dove, se indovini da casa, riesci ad ottenere a malapena un “bravo” dalla persona che ti è più vicina in quel momento.

Rivoglio i giochi interattivi, quelli di una volta però. Quelli con i concorrenti da casa e con i numeri in sovraimpressione da chiamare.

 

Rivoglio il cruciverbone di Mara Vernier.
Rivoglio i fagioli di pronto Raffaella.
Rivoglio lo zainetto di Ambra.
Rivoglio Bim Bum Bam e Solletico.
Rivoglio il signor No.

Aprile 20th, 2007

Dovrei andare dal dentista: il tartaro inizia a guadagnare spazio nelle intercapedini dentarie. Niente di scandaloso: non è “il ritorno dello Jeti”. Pensavo solo al fatto che ci dovrei andare per davvero, ma al tempo stesso non ne ho voglia. Capita anche nelle migliori famiglie, no?

Andare dal dentista è un po’ come andare in macelleria. Ti accorgi che ci sei entrato solo quando il tuo naso percepisce quell’odore tipico di freschezza alpina misto a fragranze di rimasuglie non meglio identificabili.

Sei nel suo studio, ti accomodi, allunghi la mano sul tavolino per scegliere una rivista a caso tra Donna Moderna, Diva e Donna, Dippiù, Eva3000 e TuttoGossip [solitamente i giornali che la moglie ha già abbondantemente spolpato e i cui cruciverba sono già perfettamente completi] e solo dopo ti accorgi che sotto queste “alte letture”, c’è ancora qualche copia superstite di Focus e Newton.

 

Ma resta una costante, anzi la Kostante con la Kappa, che accomuna tutti gli studi medici: “Famiglia Cristiana”. E’ ovunque… ma perché?
Non mi so spiegare se queste categorie professionali beneficino di un ingente sconto sul prezzo di abbonamento o se invece, a questi nobili signori del dolore, una volta superato l’esame di abilitazione, insieme al camice venga regalato un abbonamento vitalizio alla rivista suddetta.
Che poi è anche il giornale la cui copertina risulti essere la più integra. Quindi, o la casa editrice usa esclusivamente materiali pregiati oppure, quel giornale lì, non se lo fila nessuno.

 

Aspetti il tuo turno. Sei a pagina 53 di Focus, che come di consueto propone le ultimissime immagini degli anelli di Saturno in varie e molteplici sfumature di colore, le ammiri in tutto il loro splendore, gustandoti la dolce melodia del trapano in sottofondo. Per il resto tutto tace. Anche le allegre comari sessantenni che troveresti nel market sotto casa a parlare dei loro nipotini e di quanto crescano a vista d’occhio, sono lì sulle loro poltroncine cigolanti, immobili e impassibili. Nessuno si permette di aprire bocca [se non in presenza del dentista].

 

Come quando ci si ritrova in ascensore con gli estranei. Pari pari.

 

E poi tocca a te, ti accomodi su quella poltrona scomodamente ergonomica, apri la bocca per appoggiarci quel tubicino aspira saliva e aspira quel-che-gli-pare, e non appena il saccente dottore infila i guanti in lattice per prendere specchietto e uncino, puntualmente, lo sguardo inizia a scrutare quella parete del muro che rappresenta l’orgoglio stesso e l’edonismo del medico.

 

La parete dalle mille onoreficienze: diploma di maturità, laurea in medicina e chirurgia, laurea in odontoiatria, certificato di abilitazione professionale, certificato di matrimonio, certificato di sana e robusta costituzione e altri titoli non meglio identificabili che sotto l’effetto dell’anestesia scambieresti molto facilmente per il menù del ristorante cinese take-away.

Tutto il resto lo conosciamo bene. Rumori e brividi di ogni tipo e in ogni dove, per la serie “il silenzio degli innocenti dai denti cariati”.
Forse è per questo che domani vado al cinema a vedermi SAW III.

Aprile 20th, 2007

“Debutta” la nuova 500 di FIAT.

Semplicemente fantastica. Mi piace e probabilmente, avessi i soldi, la comprerei.


Tuttavia c’è qualcosa che non comprendo della nuova dirigenza Fiat. I tempi delle carrozzerie fatte riciclando le latte dei pomodori pelati sono terminati, si è voluto investire nell’acquisizione di tecnici e designer competenti. Le vendite dimostrano questo netto cambiamento.


Ma non si poteva spendere qualche euro in piĂą in pubblicitĂ , o meglio, in una mente schizoide che inventasse qualche nome decente da dare alle nuove produzioni del lingotto?
A Torino si vive di ricordi: nuova Panda, grande Punto, nuova Croma, nuovaBravo e per concludere nuova500.


Se volete vengo io in azienda, non vi costerò molto: garantito [più dell’usato].

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Aprile 20th, 2007
20
Apr

Post Office

Andare in posta oggi, è un po’ come andare al reparto salumeria del supermercato. Si prende lo scontrino con il numero e si aspetta il turno. L’unica differenza è che se ci si trova nel supermercato si può, nell’attesa, andare a zonzo tra i vari reparti e riempire il carrello di gingillerie dall’alta utilità marginale: che ne so, un colapasta, una confezione di tappi di sughero, o meglio ancora un tacchetto fermaporta.

Ma se si è in posta tutto ciò non è possibile.

L’ufficio postale è la quintessenza dello spirito italiano, il figlio legittimo della contraddizione.
Prendi il tuo scontrino e aspetti che sul display compaia il numero del fortunato sorteggiato.
Un po’ come a “ok il prezzo è giusto” ma senza musica e senza voce di presentazione.

Una volta ritirato il pezzo di carta, entri nel vero gioco psicologico, catapultato in una nuova realtĂ  fatta di correntisti e impiegati dal volto inespressivo.

 

Entri e hai un solo obiettivo, un unico imperativo: pagare nel piĂą breve tempo possibile.
Non ci sono regole, non si guarda in faccia nessuno. Si scruta il pavimento cercando di trovare qualche scontrino che ti possa far avanzare nella coda, ma i più sfacciati, vedendo te che pensi bene di uscire per fumare una sigaretta per ingannare l’attesa, ti seguono chiedendoti:

 

- mi daresti il tuo scontrino? -


Non ho mai visto tanto accanimento nel voler pagare qualcosa.
Sarebbero capaci di uccidere per quel fottuto numero.

Aprile 20th, 2007

Ovvero uomo, donna e differenze nella sessualitĂ .
Ormai non c’è trasmissione, rivista o fumetto che non ricorra all’ausilio di un sessuologo o di una pornostar. All’appello, al momento, mancano solo il mio blog e Famiglia Cristiana.
Introduco quindi ogni possibile discorso partendo dalle basi.

Autoerotismo [leggi masturbazione]

I ragazzi sono piĂą propensi a confessarlo, parlano delle loro tecniche, confidano le loro fantasie, si scambiano materiale per l’autoapprendimento assistito, quantificano durata, frequenza ed esito della pratica. Una sorta di corso di formazione per intenderci.
Le ragazze, o almeno il novantanove percento, di esse abbozzano il tipico rossore e stroncano ogni possibile domanda o curiosità a riguardo con la risposta secca “No!”, convinte forse di partecipare ad un exit-poll per il prossimo referendum.
La pecora nera del suddetto gruppo, la portatrice insana di non so quale patologia, l’erede di Demi Moore ne “La lattera scarlatta”, nonché leader carismatica delle rappresentanti di quell’ esiguo un percento, al contrario dice “Si!, ma è stata colpa della doccia”.

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Aprile 20th, 2007