Sottotitolo: confessioni di una mente pericolosa
Le zanzare tigre sono una realtà. Da debellare.
Cercarle e neutralizzare è diventato il mio secondo passatempo estivo che mi vede impegnato quasi ogni notte. Il secondo, perché il primo è questo.
In virtù di ciò, la mia stanza si sta affollando di cadaveri. Ce ne sono ovunque, sul muro, sulla spalliera del letto, sotto le ciabatte, tra una pagina e l’altra dei libri che da tempo immemore stanziano sulla mia scrivania, tra le lenzuola e sulle cornici dei quadri.
Per non parlare dei moscerini che puntualmente decidono di suicidarsi nella mia lampada. Che siano insetti kamikaze formati tra le file di Al-Qaeda? Meglio non chiederselo.
Sono sempre stato un serial-killer. Da piccolo ero solito tendere delle vere e proprie imboscate alle formiche che transitavano sul balcone o nella villa di campagna.
Le attiravo con qualche briciola di pane, aspettavo che si compattassero nel luogo da me precedentemente stabilito, le annaffiavo con abbondante alcol etilico e, dulcis in fundo, le davo fuoco. Era sempre uno spettacolo commovente vederle scoppiettare: un po’ come i pop-corn nella pentola. Senza tutto quel rumore da fuochi d’artificio però.
Certi ricordi sono duri a morire.