C’è qualcosa che mi sfugge o che mi è sfuggito in questi anni e che mi rende sempre più lontano dalle nuove generazioni, oltre l’età che inesorabile incalza: i cartoni animati.
Non mi capacito della stupidità di certi cartoni trasmessi dalle più blasonate emittenti nostrane.
Nulla da spartire con quelli che hanno accompagnato la mia infanzia. Fra tutti, i “Cavalieri dello Zodiaco”.
In quel cartone c’era tutto quello di cui un bambino aveva bisogno: fantasia, trasporto emotivo, violenza e sesso, in tutte le salse. Quest’ultimo pensiero, lo ammetto, è maturato in età più adulta, quando l’esperienza ti aiuta ad interpretare certe immagini rimaste indelebili.
Prendiamo ad esempio il rapporto fra Pegasus e Lady Isabel: indiscutibile il fatto che i due fossero propensi a pratiche sadomaso e giochi di ruolo in stile Mistress/Slave. Ricordo ancora la scena in cui una giovane Isabel costringeva un altrettanto piccolo Pegasus a portarla sulle sue spalle, mentre costui, di ginocchia, era costretto a mimare il trotto e il galoppo di un cavallo.
Per non parlare del feticismo di Tisifone, colei indossava tutto il giorno una maschera specchiata e che tutti chiamavano “la sacerdotessa”. Sicuramente fonte di ispirazione per Kubrick durante la stesura del suo Eyes Wide Shut. A ciò aggiungiamo il suo urlo di battaglia: “Cobra incantatore”, scusate se è poco.
C’era poi un poliedrico Cristal affetto da un sottilissimo filo di necrofilia misto a tutte le componenti caratterizzanti il complesso di Edipo, un insolito Andromeda, decontestualizzato per via dei suoi capelli verdi e della armatura rosa shocking che lo rendevano molto più simile ad un componente delle Gem e le Olograms, che non ad uno dei Cavalieri.
Dopo tutte queste immagini sopra le righe, si ritornava con i piedi per terra con i due personaggi meno discutibili sulla materia: Sirio e Phoenix. Differenti l’uno dall’altro ma paradossalmente legati dalla stessa sfiga. Il primo era il prototipo del marito medio cornuto, accasato e sposato con l’unica figa giapponese, tale Fiore di Loto, che, durante la sua assenza, si bombava il Maestro dei Cinque Picchi.
Il secondo Phoenix, era così emancipato ed autosufficiente che, bastandosi da sé, campava probabilmente di masturbazione ed autoerotismo.
Magari un’altra volta vi parlo di Ken e Lupin…
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Posted in: Diario.di.Border, Loveline
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Maggio 7th, 2008
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