Sei nel traffico di una città del mezzogiorno che da un po’ di tempo, svegliatasi col culo scoperto, ha deciso di diventare una pseudo-metropoli. Cantieri un po’ ovunque dalle boteriane dimensioni. Parcheggio neanche a volerlo pagare. Una sfilza di semafori rossi che dilatano la distanza tra la tua vescica e il bagno. E decidi di accendere la radio, per evitare di dover bestemmiare contro il primo pedone di turno che vede nella tua assicurazione RCA l’unico modo per arrivare a fine mese. Fai un po’ di skip evitando i vari Gigi d’Alessio, Radio Maria, Radio Radicale ed EmmeDueO. Ti imbatti nei versi di De Gregori, che trovarlo in radio è di per sé un miracolo. E sul finire, mentre la canzone sfuma, attacca la voce del dj-speaker… a molti noto come “quello che parla”. E poi ascolti il jingle pre-pubblicitario con la voce di una simpatica donnina che ti informa sul nome del programma che stai ascoltando. Un nome che non ti suona sconosciuto, nel frattempo svolti, eviti all’incrocio di prender sotto quel gatto maculato come solo l’ispettore Gadget saprebbe fare e poi l’illuminazione: “ma è il programma ...