Mi è capitato di sentire in radio l’intervista ad un noto produttore italiano di film hard che si lamentava del fatto che l’industria cinematografica del settore stia naufragando verso la crisi. Causa di ciò, manco a dirlo, internet.
Cioè si lamentava del fatto che i film venissero scaricati e non più acquistati.
Ora, non per dargli torto, ma da ragazzino, i film che circolavano tra noi adolescenti erano tutti in cassette pirata, registrate a loro volta da copie di altrettante copie. Era come nel film “The Ring”.
Chi ne entrava in possesso, prima di restituirlo al legittimo proprietario se ne faceva una copia personale, con il risultato che alla fine non riuscivi a capire nulla della “trama”, vedevi solo un alternarsi distorto di linee e scintillii che ti portavano a pigiare il tasto “stop” del telecomando e a sintonizzare la tv sulla prima emittente locale che in modo random riproponeva ogni sera lo stesso filmetto, con gli stessi culi e le stesse tette, gli stessi attori e le stesse comparse.
I membri maschili no. Quelli no. Censurati.
Che poi, uno si chiede, se sia peggio la sensazione di vedere una mazza in azione o quella di guardare un paio di calzini bianchi. Vabbè, non stiamo a sindacare.
Ritornando sulla questione a piè pari, posso capire se un simile discorso venisse fatto da un editore di giornaletti pornografici, ma da un produttore di film hard, quelle parole, destano al riso.
Ok, è vero che molti di noi sono sempre stati attratti da quelle edicole che ti sbattevano le video cassette incriminate tra un Corriere della Sera e un album Panini, ma quanti di noi poi le hanno effettivamente comprate? Quasi nessuno.
Piuttosto, quello che penserei, fossi malauguratamente un regista hard, è che i gusti del pubblico afferente sono palesemente cambiati.
Nel senso che adesso siamo molto più propensi al genere “amatoriale” di quanto non lo fossimo un tempo. Il gusto è stato modificato dalla ricca offerta di cortometraggi domestici presenti sui vari server di YouPorn, XTube et similia.
Non fate quello sguardo: siamo tutti peccatori.
Di contro, è nata anche la più perversa delle curiosità: il tagging per città. Ovvero la ricerca dei filmati realizzati nelle nostre città, con il solo scopo di spiare le abitudini sessuali di quelle persone che potremmo anche incrociare per le vie del corso.
Non mi stuperei se un giorno mi imbattessi in un video con protagoniste le arcinote studentesse del mio interno. Ma sicuramente, sarei devastato dalla visione della mia vicina all’opera.
Il sermone è finito.