Più che una semplificazione del quadro politico sembra la mattanza delle vacche durante l’allarme mucca pazza.

 

Ricapitolando:

Boselli e Bertinotti si dimettono dal ruolo di presidenti dei singoli partiti; raggiungeranno la Santanchè in Sardegna al Billionaire per godersi, assieme a Storace, la ricca pensione guadagnata nella precedente legislatura. Si richiede urgentemente personale.

 

Casini è in rianimazione nel polmone d’acciaio, la situazione è in lento miglioramento nonostante Mastella, al suo capezzale, cercasse di vendergli a basso prezzo le sue ultime indulgenze di magazzino.

 

Ferrando e Flavia d’Angelo meditano sulla partecipazione alla prossima edizione di Amici della Falce e del Martello cercando di puntare stavolta sul televoto via sms.

 

Veltroni, allarmato, chiama Berlusconi per ottenere il contatto del suo chirurgo plastico di fiducia: cinque anni non fermeranno l’avanzare dei Radicali liberi. Pare che la telefonata fosse a carico del destinatario.

 

Tutto il resto è storia, ricordo, sogno o incubo. A voi la scelta.

Io continuo a sostenere che presentare alle politiche un ex sindaco di Roma e mettere un ramoscello di Ulivo nel simbolo del partito porti una sfiga inquantificabile. Ricordiamoci l’esperienza di “Rutelli for president”.

Invito il centro sinistra a contattarmi personalmente per la prossima campagna elettorale. Magari cerchiamo di far meglio alle europee…

 

Non ci resta che prendere un Foglio di Ferrara, fare con esso un bel cappellino di carta [di quelli a barchetta], infilare la nostra canottiera e salire sul primo treno per la Sicilia: c’è un ponte da costruire.

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Aprile 15th, 2008

Siamo appena entrati nella fase del silenzio elettorale e già accuso sintomi di elevata dipendenza da tribune politiche. Sudore, tremori, spasmi e allucinazioni. Soprattutto allucinazioni.

 

Ho bisogno di ritornare a guardare il grande neo sul viso di Veltroni, perfettamente pulito e lucente. Così lindo, che non puoi non domandarti se i peli asportati da quell’abbozzo di carne dall’ insano colorito siano stati impiantati sulla testa di Berlusconi, previo precedente intervento di scalpo riduzione. Forse la più maestosa delle tanto osannate “grandi opere”.

 

E poi c’è la erre pacatamente moscia di Fausto Bertinotti, così musicale e inconfondibile quanto la voce stridula della Santanchè, austera e snob. Sempre un tono sopra, perchè lei sotto proprio non ci sta.

 

Voglio ritornare ad ascoltare Di Pietro e domandarmi sull’effettiva efficienza del lavoro svolto dai vari Zanichelli, Garzanti e De Mauro. Che abbiano forse perso tempo inutilmente?

 

E come dimenticare Boselli che, rimasto vedovo della Bonino, pare ringiovanito di dieci anni. L’unico che se la gioca con quel bravo ‘uaglione di Casini, spina del fianco del centro destra e ormai assurto a “Gianni Morandi” della politica de ‘noantri. Un eterno ragazzino.

 

Cantami o diva del pelide Bossi (e dei suoi fucili puntati sui Maroni), l’ira funesta.

 

E ho fame delle video ricette veloci di Giuliano Ferrara, uno dei pochi chef che dell’uovo riesce a tenere proprio tutto, evitando la fastidiosa procedura di separazione dei tuorli dagli albumi.

 

Ma soprattutto, più di ogni cosa, voglio un’ultima lezione di vita di Raffaele Lombardo, che ha fatto capire a tutti noi italiani che per ottenere un briciolo di notorietà non occorre partecipare al Grande Fratello, fare il tronista dalla De Filippi o ballare e cantare nell’ accademia di Amici. Grazie di tutto Raffaè.

 

 

Non ci è rimasto che andare a votare, unico diritto e dovere concessoci. E se proprio non vogliamo votare, diamoci a qualcosa di socialmente utile: facciamo all’ ammòre, che ormai pure quello è precario. Domani potrebbe essere già tardi.

Postato in: Per il sociale
Aprile 12th, 2008

Se è vero che c’è del marcio in Danimarca, è altrettanto vero che a noi italiani sguazzare nella merda “ci” piace assai.

 

Che poi, in fin dei conti siamo solo bravi a lamentarci, mai un golpe, mai una rivendicazione dal basso… il massimo che sappiamo fare è uno sciopero, di quelli utili solo per andare a fare spese.

 

E’ in questi momenti che vorrei essere nella Parigi del 1793, sedermi davanti al Re sotto la ghigliottina.

Così, per vedere di nascosto l’effetto che fa.

Aprile 2nd, 2008

Come se già non ne avessimo le palle piene di Porta a Porta, Matrix e delle tribune politiche della La Rosa, ritorna più viva che mai la campagna elettorale, ovvero l’unica attività che legittima a pieno titolo l’uso indiscriminato del Photoshop e degli altri programmi di fotoritocco.

 

Poco ci interessa delle frasi messe a margine, siamo onesti una volta per tutte. Potremmo tranquillamente vivere senza quegli slogan da centro commerciale di periferia. In fondo sappiamo già chi votare: non sarà un manifesto largo dieci metri a farci cambiare idea.

 

Di conseguenza, l’attenzione dell’elettore medio si concentra sul faccione, vero protagonista dell’affissione. Vedremo un Berlusconi ancor più capelluto di qualche anno fa, un Casini languid-lover sul modello George Clooney, un Fassino in una nuovissima versione ante-ebola e un Veltroni privo del suo vecchio amico di scorribande: quel suo affascinantissimo porro sito a sinistra in posizione intermedia tra il labbro inferiore e il mento.

 

Per non parlare dei manifesti di tutti gli altri personaggi anonimi che vedremo alternarsi alle fermate dei bus e agli angoli delle strade, in cui molto spesso capita di riconoscere il proprio macellaio, il proprio edicolante o quella donna delle pulizie rumena che troviamo sempre in ascensore e che ci saluta con aria stizzita.

 

A noi non resta che adempiere al nostro dovere di cittadini e votare. E se, questa piccola azione ci fa riconoscere come elettorato attivo a livello giuridico, nella sostanza ci conferisce lo status di elettorato passivo: comunque vada, ce la pigliamo sempre nel cu..

 

Buon lunedì a tutti.

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Febbraio 18th, 2008

Emergenza rifiuti nel napoletano. E fin qui, tutto nella norma. Nessuna novità, solo tanti buoni propositi.

 

L’ Università La Sapienza di Roma decide di aprire le porte delle sue aule a Sua Eminenzissima. Dovendo scegliere tra la vita e la morte, il Papa rifiuta.

 

Mastella è indagato, comunica al Governo le dimissioni dal suo incarico. Prodi rifiuta.

E’ moda.

 

Morale della favola: il Papa e il Governo inquinano al pari della monnezza di Napoli.

Gennaio 17th, 2008