Come se già non ne avessimo le palle piene di Porta a Porta, Matrix e delle tribune politiche della La Rosa, ritorna più viva che mai la campagna elettorale, ovvero l’unica attività che legittima a pieno titolo l’uso indiscriminato del Photoshop e degli altri programmi di fotoritocco. Poco ci interessa delle frasi messe a margine, siamo onesti una volta per tutte. Potremmo tranquillamente vivere senza quegli slogan da centro commerciale di periferia. In fondo sappiamo già chi votare: non sarà un manifesto largo dieci metri a farci cambiare idea. Di conseguenza, l’attenzione dell’elettore medio si concentra sul faccione, vero protagonista dell’affissione. Vedremo un Berlusconi ancor più capelluto di qualche anno fa, un Casini languid-lover sul modello George Clooney, un Fassino in una nuovissima versione ante-ebola e un Veltroni privo del suo vecchio amico di scorribande: quel suo affascinantissimo porro sito a sinistra in posizione intermedia tra il labbro inferiore e il mento. Per non parlare dei manifesti di tutti gli altri personaggi anonimi che vedremo alternarsi alle fermate dei bus e agli angoli delle strade, in cui molto spesso capita di riconoscere il proprio macellaio, il proprio edicolante o quella donna ...